venerdì 6 giugno 2008

La fine del viaggio



Montagne. Valli. Pianure.
E poi ancora fiumi e valli e di nuovo le pianure.
E sopra a tutto il ghiaccio. Quell’infinita distesa vetrosa e baluginante.
Mano rapace che ingloba tra i suoi artigli tutto ciò che incontra sul suo cammino.
Avide dita di cristallina cupidigia capaci di strappare e divellere e lacerare e rompere.
Di separare e smembrare e spaccare.
E poi trascinare e spingere e portare lontano.
Era iniziato così. Così si era allontanato dalla sua terra natìa. Da quelle montagne di maestosa imponenza tra cui era nato. Così era cominciato il suo lungo viaggio.
E così le montagne e le valli e le pianure. E poi ancora i fiumi e le valli e le pianure.
E quei lunghi interminabili cammini e le corse che lo precipitavano giù da ripide discese e le tradotte attraverso il turbinìo delle correnti.
E a circondarlo le acque del mare. Tanto, sconfinato mare. Immensa superficie di cristallina trasparenza, bacino di infinita solitudine e di inestinguibili silenzi che lo accoglieva nel suo eterno abbraccio. Infinita distesa vetrosa e baluginante che ingloba tutto ciò che incontra sul suo cammino. Capace di prenderti nel suo abbraccio. E di trascinare e spingere. E di portare lontano.
Così era arrivato a quelle sponde. In parte trascinato dalle correnti, in parte nuotando nell’acqua gelida, aggredito dalla fame e dalla stanchezza. Fino a quando aveva intravisto la terraferma, le coste di un luogo tanto lontano da casa, ma in cui avrebbe potuto trovare ristoro.
Qualcosa da mangiare. Un rifugio.
Ma ad attenderlo, oltre quella coltre di nebbia che tutto avvolgeva, soltanto i fucili puntanti. Tanti. Troppi per riuscire a scappare. E poi c’era la stanchezza. Quell’immensa stanchezza che ormai si era impossessata di lui e gli impediva di correre, di provare a nascondersi. E dove poi? Ovunque non c’erano che rocce e brughiera. E dietro soltanto il mare. Tanto, troppo mare.
Così l'orso si fermò, liberando nel vuoto aperto alle sue spalle lo sguardo perso in orizzonti di libertà. Gli occhi puntati su paesaggi lontani, a farsi spazio tra i ricordi di un’infanzia libera e felice consumata tra le distese sconfinate dei ghiacci della Groenlandia. E spararono i fucili. E spararono ancora. Lasciando, senza emozione alcuna, la loro firma di sangue su questo nuovo crimine della stupidità umana.

giovedì 5 giugno 2008

C'è vita nell'Universo?


http://magazine.excite.it/news/9485/MOA2007BGL192Lb-il-pianeta-come-la-Terra

La scoperta era di quelle destinate a fare notizia e, infatti, su tutti i principali giornali del mondo quella mattina i titoli più grossi erano destinati a lui.
Il pianeta noto come MOA-2007-BGL-192Lb, rintracciato da due scienziati dell’Università di Manchester e di Notre Dame scandagliando dall’alto del Mount John Observatoty in Nuova Zelanda l’immensità celeste, era talmente simile alla Terra per dimensioni e natura, da lasciare spazio alla possibilità di potervi trovare vita altra rispetto a quella terrestre.
A rinforzare le speranze di individuarvi una qualche forma vivente, era la presenza, nelle sue vicinanze, di una piccola stella, troppo debole per annientare un qualche possibile essere con fasci di radiazioni come quelli provenienti dalle più grandi e potenti pulsar, ma dotata di una quantità di energia sufficiente se aggiunta ad altre forme di calore, quale poteva essere quella proveniente dal nucleo del pianeta stesso.

Intanto, su MOA-2007-BGL-192Lb cresceva l’eccitazione. Due noti scienziati avevano appena individuato nell’immensità della calotta celeste un pianeta talmente simile al loro, per dimensione e natura, da lasciare spazio alla possibilità di potervi trovare vita altra rispetto a quella Moaiana.
A rinforzare le speranze di scoprirvi una qualche forma vivente, era la presenza, nelle sue vicinanze, di una stella grande a sufficienza e posizionata ad una distanza adeguata per rifornire il pianeta di energia sufficiente a consentirvi lo sviluppo di una qualche forma vivente.

Si trattava ora di affinare strumenti e mezzi d’indagine per arrivare a saperne qualcosa di più.

“Troppo complicato e costoso – disse Nicholas al collega David – meglio concentrarsi su qualcosa di più realistico”.

“E poi chi ci dice che ci sia davvero vita lassù? – chiese MOAx a MOAy con fare dubbioso – Te l’immagini? Altri esseri intelligenti?”.
“Naaaa! – rispose di rimando MOAy ancor meno convinto –. Che immaginazione!”.